Ultima nata tra le riserve naturali gestite dalla LIPU, le saline di Priolo  sono sicuramente una delle più insolite aree protette: 33 ettari di zona umida, residuo di una più vasta salina, sopravvissuti nel cuore del polo petrolchimico più grande d’Italia, quello che si estende tra Siracusa ed Augusta nella Sicilia sud-orientale. Un’area spesso al centro della cronaca per problemi di inquinamento e degrado ambientale ma che conserva sorprendenti elementi di naturalità.

Anche quest’ultima parte di salina stava per essere interrata, ma fu l’intervento della LIPU nei primi anni ’80 a impedirne la completa scomparsa.

 

Sono oltre 220 le specie ad oggi censite nella riserva, le maggiori concentrazioni di uccelli si hanno generalmente in autunno con centinaia di limicoli, Gabbiano rosei, Aironi cenerini e, vera specialità della riserva, un gran numero di Sterne maggiori che hanno qui il punto di passaggio forse più importante d’Italia, tanto da essere  stata scelta come simbolo della riserva.

Ogni estate nidificano Cavalieri d’Italia, decine di coppie di Fratino, fino a quaranta di Fraticello e, irregolarmente, alcune anatre fra cui la Moretta tabaccata e la Volpoca.
Non mancano le rarità, soprattutto tra i limicoli, nelle saline è stato osservato l’unico Corriere di Leschenault italiano e l’unico Beccaccino stenuro europeo, più volte è comparso il Piro piro di Terek e il Gambecchio frullino, ma anche gli americani Piro-piro pettorale e Piro-piro fulvo.
Nella adiacente penisola di Magnisi, futuro parco archeologico, nidificano diverse coppie di Occhione e molte Calandre.

 


Questa escursione è gratuita